Scopri tutto sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)

Guida pratica per riconoscere i disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e supportare gli studenti con strumenti compensativi e strategie didattiche personalizzate, nel rispetto della legge 170/2010.

Tempo di lettura: 7 minuti

Oggi molte problematiche si riducono spesso a una sigla che, nel peggiore dei casi, diventa un’etichetta.

Quando a settembre si ritorna a scuola, scatta la solita domanda al coordinatore di classe: ci sono DSA? Quanti?

Ogni volta che sento questa domanda, provo disagio. Nessuno è DSA, ma piuttosto ha un disturbo specifico di apprendimento. Ecco perché è fondamentale capire come riconoscere i disturbi dell’apprendimento, poiché questa confusione racconta molto di come, purtroppo, viene spesso gestita una questione così delicata.

La Legge 170 del 2010: una Panoramica

La legge 8 ottobre 2010 numero 170 riconosce chi ha DSA e assegna al sistema nazionale di Istruzione il compito di accogliere studenti con DSA e di metterli nelle condizioni di raggiungere il successo formativo.

Una legge importantissima che dice qualcosa che vale un po’ per tutti, in verità: il successo formativo.

Ognuno ha le sue abilità e ognuno ha il diritto di arrivare sulla cima dell’Everest: ognuno con il suo metodo. C’è un’altra espressione ricchissima di significato che offre a noi docenti uno spunto di riflessione culturale e professionale, come si dice nelle linee guida: la legge 2010/ 170 pone al centro delle attività e della cura del docente la persona per cui si è tenuti a considerare “la singolarità e la complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione”.

È una legge, va applicata.

E qui mi viene da dire: magari fosse così facile!

Le parole usate rispecchiano uno dei miei valori: il rispetto e la valorizzazione della persona.

Ogni uomo è una storia sacra, ci credo e lo vivo.

Ma nel mio campo quando si sente DSA, si storce un po’ il naso, un po’ cambia l’espressione del volto perché davanti ci si prospetta un’idea di fatica, di “Devo fare qualcosa di diverso dalla routine” …e poi tanto chissà se ce la facciamo.  Che tristezza!  Così perdiamo noi un’occasione per essere insegnanti migliori e i nostri ragazzi un’occasione di arrivare al loro giusto successo scolastico.

Vediamo cosa dice la legge.

Quali sono i disturbi specifici dell’apprendimento

Dopo aver definito la dislessia, la discalculia, la disgrafia, la disortografia, precisa anche la possibilità di comorbilità, cioè la possibilità che coesistano in una sola persona più disturbi.

L’importanza dell’osservazione precoce

I DSA hanno una evoluzione importante nel corso dello sviluppo dell’individuo; è pertanto fondamentale l’osservazione degli insegnanti, anche della scuola dell’infanzia, durante la quale non si procede a diagnosi, ma si può cominciare a riconoscere un potenziale disturbo.

Poi dalle classi della scuola primaria l’attenzione non si fermerà più solo sull’osservazione dei bimbi mentre giocano, fanno motricità o lavorano con l’insegnante, ma si concentrerà sulla lettura, la scrittura, il calcolo.

Il docente rileva errori ricorrenti e quindi mette in atto attività di recupero e potenziamento: se, e solo se, questo intervento di recupero non portasse i suoi frutti, allora si avverte la famiglia e si consiglia di ricorrere ad uno specialista per accertare o meno un DSA.

La gestione dei DSA nella scuola

Una volta che la famiglia si trova in possesso di questa certificazione, può essere che ci sia un momento di smarrimento, scoraggiamento, paura. Ricordatevi che non siete soli!

Importante invece a questo punto passare la certificazione a scuola così che i docenti ne prendano visione e in particolare il coordinatore della classe proceda alla stesura del Piano Didattico Personalizzato (PdP) in cui verranno stese le misure dispensative e compensative che permettano allo studente o studentessa di raggiungere il successo scolastico.

Strumenti Compensativi e Dispensativi

Possiamo fare un esempio in merito agli strumenti compensativi per il disturbo di lettura: una persona può leggere gli items dei test, le consegne dei compiti, le tracce dei temi o i questionari con risposta a scelta multipla. Oppure la sintesi vocale con relativi software, oppure l’utilizzo di libri o vocabolari digitali. Un altro aiuto molto interessante arriva da mappe concettuali, schemi o mediatori didattici che facilitino la memorizzazione e il recupero delle informazioni.

Sul fronte delle misure dispensative chi ha dislessia è dispensato dalla lettura ad alta voce, dalla lettura autonoma di brani la cui lunghezza non è compatibile con il proprio livello di abilità, dalla attività in cui la lettura viene valutata.

Nel disturbo di scrittura lo studente può avere bisogno di doppia lettura del testo (una si concentra su errori ortografici, l’altra su sintassi e contenuto), quindi c’è necessità di maggior tempo nei compiti scritti. Strumenti compensativi possono essere mappe o schemi, computer, registratore per prendere appunti.

Nell’area del calcolo si va a favorire l’analisi dell’errore per gestire al meglio l’insegnamento: questo permette di capire la dinamica dell’errore persistente e scegliere la strategia didattica più efficace.

Approccio alle lingue straniere

In merito alle lingue straniere ancora una volta le linee guida sottolineano l’importanza di dar più valore alla produzione orale che scritta.

Si può scegliere di consegnare il testo scritto qualche giorno prima della lezione per procedere alla decodifica superficiale a casa, poi in classe insieme ai compagni si procede alla comprensione dei contenuti.

Per le lingue straniere questi possono essere gli strumenti compensativi: audio-libri, sintesi vocale, che può essere usata sia durante l’anno sia in sede di esame di Stato.

Come misure dispensative ricordiamo i tempi aggiuntivi, adeguata riduzione del carico di lavoro; se poi il caso fosse grave allora si può dispensare in corso d’anno l’alunno dalla valutazione delle prove scritte e, durante l’esame di Stato, può essere prevista una prova orale sostitutiva di quella scritta. 

Ciò non toglie che gli studenti con DSA devono comunque usare in corso d’anno il supporto scritto poiché è e rimane utile all’apprendimento anche orale delle lingue straniere.  Ogni docente provvede ad insistere sul potenziamento del lessico ad alta frequenza.

Didattica personalizzata e individualizzata

Le linee guida propongono strategie di didattica individualizzata personalizzata.

Attenzione: individualizzata e personalizzata non sono sinonimi! 

“Individualizzato” è l’intervento sul singolo all’interno del gruppo classe, che viene “personalizzato” quando rivolto ad un particolare alunno.

Questo processo si chiama azione formativa: ci sono obiettivi comuni per tutta la classe, che poi diventano una metodologia studiata e strutturata in base alle caratteristiche individuali del singolo. A tutti va assicurato il conseguimento delle competenze fondamentali del curricolo. 

Il ruolo fondamentale dell’autostima

Voglio in questa occasione mettere l’accento su una importante sollecitazione che ci offre questo testo di legge: l’osservazione dei nostri ragazzi, l’accoglimento del loro diverso metodo di approccio allo studio, la sperimentazione di metodi ad hoc, l’accompagnamento passo dopo passo verso il raggiungimento degli obiettivi e il consolidamento dell’autostima e quindi la formazione di uno studente solido, equilibrato, forte e centrato. L’autostima è fondamentale in qualsiasi percorso, ancora di più se la diagnosi può farci sentire “diversi e meno abili”: non è una diagnosi sull’intelligenza che è ancora più alta in chi ha un DSA! Semplicemente quella certificazione ci dice che dobbiamo usare metodi non tradizionali e sperimentarne di nuovi che ci stiano addosso come un bel vestito fatto su misura.

Esempio pratico per il Greco Antico

Nel mio libro appena uscito “Greco antico facile” sottolineo proprio l’importanza della cura del mindset per ottenere ottimi risultati, anche in greco che tutti credono complesso e impossibile!

Una docente ha suggerito a un’alunna con DSA, a cui avevano dato la fotocopia non ingrandita di un testo di greco (orrore!!!), di comprarsi un bel paio di occhiali se non vedeva bene: sembra una barzelletta, ma è tutto vero.

L’intento di quel docente è chiaro: dimostrare che quella lì, la strada del classico, non è per quella ragazza perché ha un DSA.

Mi fa tristezza la docente che si sente parte di un’élite… Quale poi, ce lo spiegherà.

E non ammetto che la fatica, la buona volontà, la voglia di fare di riuscire di quella ragazza sia stata umiliata, sbattuta al suolo e avvilita… quando bastava mettere in atto gli strumenti compensativi. Nel mio libro metto a disposizione un elenco di strumenti digitali che favoriscono l’apprendimento. 

Il supporto psicologico e relazionale per studenti con DSA

La dimensione psicologica e relazionale è fondamentale, sempre ovviamente, ma soprattutto per chi ha DSA.  Può capitare che l’intero iter formativo diventi un iter distruttivo dell’autostima e dell’autoefficacia: questo non deve succedere, non solo per evitare la dispersione scolastica, ma soprattutto per rendere verità ad un discente che semplicemente ha tempi e modi diversi di apprendimento.

L’ambiente scolastico composto dai docenti e dai compagni deve essere un luogo, fisico e non, in cui l’alunno si sente accolto e compreso così la serenità gli permetterà di lavorare con il giusto impegno senza ansia, nonostante le difficoltà dovute al disturbo: in questo modo può percepire la reale sua capacità di riuscire nei propri impegni.

E qui mi sento di dire che gli impegni non devono essere solo quelli scolastici: lo sport, la musica o qualsiasi altra attività extrascolastica vanno inseriti nel planning perché aiutano moltissimo anche nella resa scolastica poiché rinforzano il corpo, la mente, lo spirito che saranno più attivi nel momento in cui viene richiesta una buona performance scolastica, ma soprattutto servono sempre per rinforzare l’autostima e l’autoefficacia dei nostri ragazzi nella loro completezza. Così aumenta il benessere del singolo e a cascata della famiglia e poi quello sociale. Vi pare poco?

Il ruolo degli insegnanti e dei genitori

Siamo nel 2024, sono passati quattordici anni dalla legge 170, eppure vedo ancora troppa superficialità e disinteresse dei docenti in merito: sicuramente qualche alunno si nasconde dietro una falsa diagnosi per celare la propria pigrizia, ma questi farabutti (alunni e genitori insieme) sono facilmente smascherati da un occhio attento e vigile teso alla giustizia. Noi docenti stentiamo a mettere in campo le nostre conoscenze curricolari in materia psicopedagogica o, fatto grave, forse non abbiamo la conoscenza e la competenza adatta. 

I genitori temono di denunciare le irregolarità perché “se poi il docente prende ancora più di mira mio figlio?”, e così subiscono dimenticandosi dei loro diritti.

La storia è semplice: ognuno di noi, qualsiasi ruolo ricopra, ha diritti e doveri e solo una collaborazione cosciente, consapevole, trasparente, onesta e chiara può portare ciascuno al successo. Sì, certo, ciascuno perché il successo scolastico dei nostri ragazzi è la vittoria di tutti!

Questi ragazzi hanno potenzialità superiori alla norma e con strumenti adeguati e il supporto necessario sapranno arrivare in alto, molto in alto, molto più in alto di chi non ha DSA.

Conclusioni

L’invito è triplice: ai docenti di informarsi e formarsi (vedi legge 2010/170) e di essere positivi e propositivi verso questi ragazzi; ai genitori di non aver paura a far valere i diritti dei figli (vedi legge 2010/170); ai ragazzi di chiedere strumenti e di sperimentare con i docenti ogni mezzo per arrivare al successo scolastico (vedi legge 2010/170).

In ogni scuola abbiamo la fortuna di avere un docente referente specifico per questi disturbi di apprendimento: diciamo pure che questa figura ha il compito di “masticarci” la legge e quindi, per chi è più refrattario al lessico legislativo, di renderci la vita più semplice.

E poi c’è un avvocato specializzato che mi aggiorna e mi erudisce in termini di legge, come per questo articolo, in riferimento alla legge 2010/170:  l’Avvocato Maria Paola Marro che, prima ancora di essere un legale, è madre attenta e sensibile che concorre alla crescita dei suoi figli e di tutti i nostri figli con un’unica e centrata attenzione alla loro crescita sana, radicata e serena; condivide con me il valore della giustizia, quella vera e profonda, che non si corrompe e arriva dritta a meta senza compromessi e piegature, pulita e trasparente come un cristallo, tesa alla valorizzazione dell’essenza dell’essere umano; e ancora esistono associazioni (come l’Associazione Genitori Scuola Savoia Bergamo, o l’AID, o Aiuto Dislessia, o Federazione Italiana Logopedisti, o AIRIPA etc) che tendono la mano a docenti, genitori e studenti con proposte, conferenze, aiuti concreti sul campo. 

È una arrampicata bellissima sulla cui cima ci si apre una vista mozzafiato che possiamo godere con i nostri ragazzi. 

Chi quindi accetta la sfida? Io ci sto!

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